mercoledì 13 novembre 2024

Sette opere della misericordia - Caravaggio

 Sette opere della misericordia 
Caravaggio
Museo Pio Monte della Misericordia- Napoli 
15/09/2024



Caravaggio arrivò a Napoli il 6 ottobre 1606 in fuga da Roma dopo aver ucciso Ranuccio Tommasino in una lite per una partita sportiva, il maestro si rifugiò nei dintorni di Napoli sotto la protezione della potente famiglia Colonna. Ricevette immediatamente prestigiose commissioni per i dipinti, anche dalla nuova confraternita di Pio Monte della Misericordia il 9 gennaio 1607.

L'opera è un racconto dipinto, ambientato nei bassifondi caotici, vitali e confusionari della Napoli a cavallo tra il XVI e XVII secolo, in cui echeggia un'umanità sofferente e dove convivono miseria e nobiltà, malattia e cura, peccato e perdono, disperazione e speranza. Ma, nel racconto, cielo e terra sono legati dalla Vergine col Bambino per affermare che le azioni del bene fatte in questo mondo sono una via privilegiata verso il Cielo. Un'opera che arriva dove forse le parole non sempre sono capaci di arrivare.
L'intero dipinto è presieduto dalla Vergine col Bambino, entrambi sorretti dalle grandi ali piumate di due angeli. A prima vista sembra che gli angeli si abbraccino, ma in realtà lottano tra di loro. Sono avvolti da panneggi: quello dell'angelo a sinistra è bianco, e simboleggia la luce, mentre l'altro è nero e indica le tenebre. In basso, sotto i loro occhi, si svolge la scena che, grazie all'incastro della gestualità delle figure, allude alle sette Opere di Misericordia: seppellire i morti, visitare i carcerati, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, curare gli infermi, ospitare i pellegrini, dar da bere agli assetati.

Seppellire i morti: nella parte destra è raffigurato il trasporto di un cadavere da parte di due persone, una delle quali è un diacono che regge una fiaccola. È quasi commovente il dettaglio dei piedi del defunto, ben illuminati, quasi a voler trasmettere un senso di dignità anche nella sua ultima ora.
Visitare i carcerati e dar da mangiare agli affamati: nell'episodio successivo si vede una giovane donna accanto a un vecchio che sporge il capo attraverso le sbarre di una finestra, mentre lei, a seno scoperto, lo allatta. C'è una storia nascosta in questa scenografia: quella di Cimone e Pero, tramandata dall'antica Roma. Si racconta che il vecchio Cimone fosse stato incarcerato e condannato a morire di fame. Allora, la figlia, Pero, lo andava spesso a visitare in carcere e lo allattava con il proprio latte, compiendo così una straordinaria inversione di ruoli e di età. Qui è da notare un dettaglio incredibilmente toccante: le gocce di latte sulla barba del vecchio.
Vestire gli ignudi e curare gli infermi: volgendo invece lo sguardo a sinistra, in primo piano scorgiamo un uomo vestito di abiti eleganti, con guanti e un bel cappello piumato. Al suo cospetto, a terra, c'è un uomo con la schiena nuda, di spalle, quasi a voler negare allo spettatore il suo viso. Lo sguardo è infatti rivolto verso la spada con cui l'elegante uomo sta tagliando il suo mantello. Anche in questo caso c'è una storia nascosta, quella di san Martino di Tours, che tagliò il suo mantello per vestire un povero. Ma non solo: dietro all'uomo con la schiena nuda, appena sopra la sua spalla sinistra, si intravedono appena anche le mani giunte di un altro personaggio, un infermo, un ammalato, di cui si vede anche parte di un piede (in basso a sinistra), assistito anch'esso dal nobiluomo.
Ospitare i pellegrini: dietro il cavaliere, al buio, emerge una conchiglia cucita su un cappello - è la conchiglia di San Giacomo (la capasanta), che identificava come pellegrino chiunque la portasse. Davanti a lui sta un uomo corpulento, forse un oste, che indica una direzione, quella del luogo dove potergli far passare la notte.

Dar da bere agli assetati: tra la figura del pellegrino e del suo interlocutore si propone in modo deciso un personaggio. I suoi tratti danno conto della sua forza: è Sansone che si sta dissetando dalla mascella di un asino.

Dietro la rappresentazione vi è la storia biblica che racconta di quando Sansone, nel deserto, si era abbeverato da una fonte d'acqua fatta miracolosamente sgorgare da Dio da una mascella d'asino.

Ragazzo morso da un ramarro - Caravaggio

 Ragazzo morso da un ramarro
Caravaggio
Mostra ai Musei Capitolini
16/06/2020 - 02/05/2021


Il tempo di Caravaggio

Capolavori della collezione di Roberto Longhi
16/06/2020 - 02/05/2021
Musei Capitolini, 
Sale espositive di Palazzo Caffarelli

In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio e oltre quaranta dipinti degli artisti che nel secolo XVII hanno subito in varia misura l’influsso dalla sua rivoluzione figurativa.

L’opera, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio e databile intorno al 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto dovuto al dolore fisico e alla sorpresa, che si esprimono nella contrazione dei muscoli facciali del ragazzo e nella contorsione della sua spalla. Ma anche per la “diligenza” con cui il pittore ha reso il brano della natura morta con la caraffa trasparente e i fiori, come sottolineò Giovanni Baglione già nel 1642.
Nella sala introduttiva, dedicata alla figura di Roberto Longhi e alla Fondazione da lui istituita, è esposto un disegno a carboncino della sola figura del ragazzo, tratto dallo stesso Roberto Longhi, che vi appose la propria firma e la data 1930. Si tratta di un d’après, dal foglio a grandezza quasi naturale, che non solo dimostra l’abilità di disegnatore dello storico dell’arte, ma che soprattutto ne attesta la perfetta comprensione dell’organizzazione luminosa del dipinto che aveva davanti agli occhi.



Sette opere della misericordia - Caravaggio

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