Crates
Luca Giordano
Palazzo Barberini
Il dipinto di Luca Giordano è una sfida alla tradizione figurativa. Per rappresentare il valore morale e intellettuale di un individuo, si era soliti ingentilirne, nobilitarne, l’aspetto esteriore, seguendo quindi il concetto classico della “kalokagathìa” greca cioè l'ideale di perfezione fisica e morale dell'uomo.: la nobiltà dei modi e dell’aspetto è inscindibile dalle qualità interiori della persona.
Questo non accade nel “Cratete”, dove Giordano unisce nobiltà d’animo e spietato realismo nella rappresentazione del filosofo ateniese: secondo le fonti classiche, il cinico Cratete era infatti noto per i modi spicci e l’incuranza del proprio aspetto fisico.
Ma nella tela c’è molto altro perché, raffigurando in questo modo un filosofo dell’antichità, Luca Giordano si dimostra pienamente immerso in quella cultura napoletana che a metà del Seicento era pronta, tanto nella pittura quanto nelle scienze, a mettere in discussione i dogmi della tradizione per cominciare ad osservare la realtà con occhi nuovi.
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