Cristo e l'adultera
Jacopo Robusti ( Tintoretto )
Palazzo Barberini
L’opera Cristo e l’adultera viene realizzata dal pittore Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (in quanto figlio di un tintore di seta) intorno al 1545-1548, con molta probabilità a Venezia; successivamente entra a far parte della collezione del cardinale Flavio Chigi e arriva a Roma.
Nel dipinto Cristo e l’adultera, la donna sorpresa in flagrante adulterio viene condotta dinanzi a Gesù, per essere lapidata; “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Dopo quest’affermazione di Gesù, divenuta proverbiale, tra i personaggi sembra essere calato il silenzio. L’adultera, rimasta in piedi con le braccia sollevate, stava rischiando la lapidazione ma ora è di nuovo libera; la folla di scribi e farisei, che fino a poco tempo prima la circondava, si è allontanata, e l’ultimo di loro visibile sulla destra accanto ai soldati sta per uscire di scena.
I discepoli sono schierati a semicerchio alle spalle di Gesù, quasi a formare un blocco di contrapposizione ai farisei. Infatti, in questo episodio, il loro scopo non è punire l’adultera trovata in flagranza di reato, ma far cadere Gesù in contraddizione e sminuirne la popolarità, affidandogli la sentenza sulle sorti della donna.
La scena è ambientata in un’architettura di tipo rinascimentale. Le file di colonne e le losanghe del pavimento convergono verso il punto di fuga, collocabile in fondo a destra, creando un effetto di
notevole profondità spaziale. Dettaglio interessante i segni indecifrabili sul pavimento, la cui presenza è fedele al racconto del Vangelo di Giovanni, in cui si legge: “E Gesù, chinatosi di nuovo, scriveva per terra”.

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