lunedì 4 marzo 2024

Venere che benda Amore -Tiziano Vecellio - Galleria Borghese

 Venere che benda Amore

Tiziano Vecellio

Galleria Borghese


Con buona probabilità il dipinto entrò in collezione Borghese nel 1608, ceduto dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati a Scipione Borghese. Sconosciuta rimane la committenza dell’opera, così come di difficile interpretazione appare il soggetto, sulla cui lettura la critica ha lungamente dibattuto.

Seduta sulla sinistra del dipinto possiamo osservare una splendida figura femminile incoronata, raffigurata nell’atto di bendare con un gesto deciso il putto alato appoggiato sul suo grembo, mentre dalla sua spalla un altro putto osserva la scena con aria assorta. A destra, altre due donne entrano nella scena con un arco e una faretra.


La composizione è costruita con grande maestria: al centro del quadro non appare nessuno dei protagonisti della scena, perché tutti sono al centro dell’azione. Nello sfondo si vede un paesaggio al tramonto, con il cielo colorato di nuvole rosa e arancioni, sopra le montagne azzurrine, colori ripresi anche dal panneggio di Venere e dalle ali dei cupidi, per un risultato molto estetico e armonioso.


L’identificazione della figura femminile con Venere non è sempre stata univoca: c’è chi ha sostenuto che non si trattasse della dea della bellezza ma una raffigurazione delle tre grazie con i cupidi. Sicuramente l’interpretazione che si tratti di Venere è prevalente, e il dipinto racchiude un’allegoria: Venere benda l’amore affinché questi, cieco, possa compiere le sue prime imprese senza vedere nessuno, colpendo i mortali con le sue frecce e disseminando casualmente innamoramento e passione.

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